Voglio fare un esperimento, voglio provare questa cosa. Facciamo finta che siamo al primo giorno qua sulla Terra, cioè prima del primo giorno: stiamo per entrare nella nostra nuova scuola e c'è questo corso introduttivo. Una specie di parentesi appena prima di arrivare, appena prima di incarnarci, per intenderci.
Eccoci qui, buongiorno, eccoci qua. Benvenuti a questo corso introduttivo alla vita umana sulla Terra, oggi, in questo momento storico. Sì? No? Sì... no, aspetta, te al primo banco, scusa. Ok? Va benissimo se vuoi prendere appunti, ma temo che sia parecchio inutile, perché, perché poi tanto te li dimentichi, non potrai portarti gli appunti. Eh sì, fa proprio parte di questa formazione. È esattamente questo il punto.
L'idea è che, arrivati a un certo punto, vi rendete conto di indossare dei corpi, diversi corpi che fanno cose diverse e poi interagiscono tra loro. Cioè interagiscono anche con voi, certo, però non vi ricordate più di voi. Cioè voi siete convinte e convinti di essere soltanto quell'ultimo livello di corpi, quello più denso. Pensate di essere soltanto quello, credete di potervi orientare soltanto con quelli che in umano vengono definiti i cinque sensi. Cinque, sì, ho detto cinque. No, non sono pochi? Sono cinque. Ok, benissimo, andiamo avanti.
Nel momento in cui vi dimenticate l'obiettivo... indovinate qual è, di tutto questo percorso di formazione? Ricordare chi siete, chi siete venute e venuti a fare. Sì, sì, ho detto bene: non cosa siete venuti a fare, ma chi siete venuti a fare. Perché di fatto è chi siete venuti ad essere, il motivo per cui vi siete iscritte e iscritti a questa formazione. Pronti? No? Vabbè, fa niente, al prossimo giro. Buonissima vita.
Niente, mi sono un po' divertita. Volevo provare a vedere come fosse partecipare a questa specie di piccolo gioco di ruolo.
Una cosa che è emersa oggi dai registri, per esempio, è il concetto di portare nel mondo qualcosa in modo efficace per le masse. Mettiamola così. E quindi è da lì ho preso un po' spunto. A quel punto ci si domanda anche come si fa a essere efficaci. Ci sono un po' di lavori da fare, diciamo: come sempre abbiamo la cantina, lo scantinato strapieno di paure che sono lì, e sono le nostre amiche per la vita. Stanno sempre lì con noi, pronte, fedeli a starci a fianco, sopra, sotto, ovunque. In pratica, tranquillamente, non te ne libererai: stanno lì ad aspettare. Lasciale pure lì ad aspettare.
Tra queste viene fuori, per esempio, qualcosa che riguarda appunto essere parte di una massa, e riconoscere di essere parte di un gruppo sociale: della società, di una famiglia, del cerchio di amiche, amici, del gruppo WhatsApp dei parenti, oppure della scuola. A quel punto, il fatto è che bisogna riconoscere di sottostare a certe regole, ok? Però, sottostando a certe regole, si pensa di perdere quella sfumatura unica nella storia infinita dell'universo che è la tua essenza. Quella sfumatura unica significa chi sei veramente, in con cui vuoi provare a essere efficace per gli altri, con gli altri, per te. Ed è necessario, davvero necessario, ricordarti chi sei veramente.
Da lì in poi cominciano a nascere, come si dice, un po' di contrasti, perché si pensa che ci sia una sorta di impedimento esterno, come se qualcun altro venisse a importi determinate regole. Ma di fatto si tratta di te, esclusivamente di te. Cioè sei tu che scegli cosa farci con questo aspetto, nel momento in cui lo vai a riconoscere. E questa è una buona notizia.
Naturalmente è tua responsabilità decidere come ti influenza. Ad esempio, puoi decidere di regredire, di voler decidere di restringerti, di ridurti, perché magari trovi sconveniente emergere nel gruppo nel gruppo delle persone, emergere dalla media delle persone, da quella che comunemente definiamo essere normale, oppure dal comportarsi in maniera normale. La normalità, va bene. In questo caso il discorso di essere, diciamo di uniformarsi e rispecchiarsi nelle convenzioni sociali potrebbe far pensare di non poter far emergere la tua unicità, perché senti di andare contro certi paradigmi, certi presupposti. Insomma, cominci a percepire degli scontri verso questo aspetto.
Come dicevo, è una tua scelta. Puoi aggrapparti alla convinzione che, se resti te stessa, non riuscirai a rispettare i canoni del resto dell'umanità, o comunque della società o del gruppo sociale di appartenenza. Ed è qui che dai registri è venuto fuori qualcosa di pratico. Di fatto è stato ricordarmi che non esistono questi confini: il fatto che ci possano essere dei limiti, in realtà, è tutto legato a questo tipo di dimensione.
Da un punto di vista più alto, è sempre quella la questione: viviamo in un mondo duale e siamo convinte e convinti che esistano degli estremi opposti, anche in questo caso. Quindi o sono completamente me, oppure aderisco completamente alla società. La verità è che questi due opposti non esistono, è qualcosa di molto più integro.
A questo punto provo a citare: "Se il tuo chiarore interno risplende, nulla ti può fermare o contrastare. E questo può accadere quando tu gli permetti di accadere, di realizzarsi, di materializzarsi, di mostrarsi a te."
Ed è proprio quest'ultimo pezzo, cioè di mostrarsi a te, è quello a cui mi riferivo: l'autoconsapevolezza, il prendere consapevolezza direttamente e farne esperienza, di esperirla. Bisogna riconoscere davvero qual è la volontà dell'essenza, della tua essenza, di chi sei prima di tutto, e rispettare questa volontà. Perché una volta che arrivi a quel punto diventa più semplice accorgerti che quello che stavo cercando di spiegare prima, quelle divisioni, quei contrasti, di fatto esistono in questa nostra percezione del mondo. La verità è che è tutto integro: non esiste un io separato dal resto del mondo, è tutto molto collegato.
Una volta assorbito questo, si capisce anche che... aspetta, c'è un altro punto: "Il contrasto non nasce dall'esclusione di ciò che non è vero." Quindi riconosci che non esiste separazione, partivamo da lì. Ecco non significa però rifiutare il fatto che qui si vive così, qui sulla Terra, come umani: viviamo con questo tipo di percezione. Non è nell'escludere, nel rifiutare, nell'ignorare la dinamica di come viviamo quotidianamente che riesci a valorizzare la verità di chi sei. Anzi, direi che praticamente l'opposto: ricordati chi sei. Ricordati chi sei e abbraccia il fatto che ci sia un'apparente distinzione, perché è questo che ti permette poi di evolverti.
Quindi, come conclusione, non è nell'escludere il fatto di conformarti che ti realizza, che ti fa essere più autoantico, più autentica. E a questo punto c'è un altro passaggio successivo in cui dice proprio: "Nasce piuttosto dall'interesse intrinseco ad automanifestarsi, ad autodichiarare al mondo la propria esistenza, la propria natura." Ho aggiunto anche questa citazione perché mi sembrava pulitissimo.
A questo punto emerge la classica domanda umana, che è: come faccio? E a me piace tantissimo come domanda, ovviamente, perché sono molto legata all'azione. Come si potrebbe intuire, "come faccio" è già in effetti un livello forse più avanzato di densità di azione, che richiede un certo tipo di attitudine, un certo tipo di sforzo, o un'abitudine, chiamiamola così, che una volta instaurata non richiede più fatica.
Nel mio caso, per esempio, è l'apertura del canale dei registri akashici, che per chi non lo sa, li leggo sia per me che per altre persone, quando c'è bisogno di supporto, guida, indicazioni, o anche semplicemente per entrare in contatto immediatamente con chi sono. Questo funziona per me. Quindi come dicevo, le citazioni sono state prese dalle letture dei registri di oggi.
Ma non soltanto. Non sarò neanche la prima persona che viene a raccontarti che restare in silenzio con te fa parte di questo. Anzi, fa proprio parte di come siamo fatti: siamo capaci tutti di farlo. E il modo in cui lo facciamo, il modo in cui ci viene più naturale, dipende da ognuno.
Anzi, sono molto curiosa. Fammi sapere, sono curiosa di sapere quali sono i tuoi metodi, le tecniche pratiche che ti permettono di allinearti, di centrarti, di radicarti, di essere in connessione con te. E parlo non soltanto di restare in ascolto, quindi non solo in termini contemplativi, ma anche e soprattutto nell'azione, nell'agire, cioè nel farlo mentre interagisci con la materia fisica, con le persone, con la parte densa e consistente in ogni istante di questa vita terrena.
Ora fammi sapere tu: come sperimenti la connessione con la tua parte più autentica? Cos'è che funziona per te?
Questo è un podcast del Salotto animico. Condividi pure l'episodio e, per sapere quando escono le prossime puntate, iscriviti alla newsletter. Grazie di cuore.