Le coincidenze che ti stanno cercando

Dietro ogni coincidenza si nasconde spesso un disegno più ampio. Tra casualità, verità interiore e il velo che a volte ci impedisce di vederla chiaramente.

L’approfondimento scritto dell’episodio è nel Taccuino: Le coincidenze non sono mai davvero un caso

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Stavo respirando, stavo lì in ascolto di tutte le splendide, meravigliose informazioni che stavano arrivando e a un certo punto mi sono proprio vista proiettata in questa stanza, che però è un po’ riduttivo come termine: era un posto dove ero in piedi insieme ad altre presenze. C’era questo posto che in quel momento sentivo fosse… cioè, non c’era posto più giusto dove essere in quel momento.

Chi sono io per non andare a verificare con i registri questa bellissima esperienza e, oltre a questo, è emerso anche qualcosa di inatteso, qualcosa legato a un concetto che in realtà attraversa il senso della casualità degli eventi, della coincidenza di alcune situazioni. Sì, perché devi sapere che ultimamente, in maniera incredibilmente frequente, ripeto, spessissimo, la parola coincidenza praticamente quasi quotidianamente, è qualcosa che dicevo non si è mai verificato così frequentemente nella mia vita e negli ultimi tempi probabilmente, anzi sicuramente, è legato a un discorso di attenzione selettiva.

Ma allora questo mi fa chiedere: se io faccio caso a qualcosa, questo qualcosa accade perché ci faccio caso, o sarebbe accaduto comunque? Insomma, vabbè, ciao: questa è una di quelle domande, quelle facili che a me piacciono tanto.

E siccome diciamo che sono curiosa: mi piacerebbe anche avere qualche risposta prima di questo tunnel di vita, senza attendere per forza la fine. Per questo, quando appunto questa forma di curiosità mi chiedo se sia pronta a ricevere informazioni ulteriori, ad anticipare qualcosa, allora a quel punto scelgo di entrare molto in profondità. Mi centro, ad ascoltare tutto quello che arriva e da quel punto, come dire, ammetto che la vista è privilegiata, perché è proprio come alzarsi e guardare il mondo da una quota maggiore. Anche quando si parla proprio fisicamente: quando si sale a una quota maggiore il paesaggio sembra molto più chiaro rispetto a guardarlo dal basso. Diciamo che ti fai un’idea più chiara di come è fatto.

E sento spesso il concetto di ascendere, magari è collegato a questo discorso. Diciamo che più si sale, più l’aria è pulita, e per aria intendo dire spazio in cui navighi è più pulito perché le cose pesanti restano lì, strada facendo, le lasci andare. E tra queste cose che lasci andare ci sono anche tutti quei costrutti egoici che ti tengono ancorato ancorata ad un’identità isolata dal resto. Invece più si sale, più ci si dissolve. Cioè, non è che ci si dissolve nel senso di perdersi, anzi, il contrario: più ci si combina, si crea un tutt’uno con il mondo e si vede una specie di unione che prima non era percepibile con il punto di vista umano.

Ovviamente per poter arrivare a un certo grado di profondità interiore, perché di fatto si entra in sé per elevarsi a informazioni più alte. che sembra un paradosso, ma poi quando lo sperimenti è proprio così: quanto più spesso varchi la porta di quell’ingresso interiore, tanto più spesso esci nella vastità dell’esistenza.

Ti puoi chiedere a cosa possa servire fare questo. Al di là del fatto che non tutte le esperienze debbano per forza avere un fine utilitario, e fidati, sto io stessa imparando recentemente questo concetto, al di là di questo raggiungere quel tipo di prospettiva ti dona una sorta di capacità di leggere gli eventi che si intrecciano come se fossero le trame di un disegno, di qualcosa che riesci a percepire nel suo senso. Cioè capisci qual è il senso di quello che accade per te.

E questo si può collegare a una sorta di progetto, di pianificazione, un progetto animico: qualcosa che non ricordi, uno schema che, man mano che ti muovi sul cammino che stai percorrendo, ti viene incontro. E spesso ti ripete alcune tappe. E quando tornano queste tappe, significa che c’è un discorso da capire.

Se instauri questa abitudine, la sviluppi, questa abitudine di farci caso, ti fermi e la osservi dentro di te cosa questa situazione ti sta dicendo, è molto, molto probabile che lì sotto ci sia un messaggio per te, un’indicazione. E più spesso lo fai, più è facile farlo. Appunto, abitudine perché chiaramente hai più l’abitudine di accorgerti delle cose, sei più efficace, e tra l’altro più lo fai più impari anche a centrarti, a tornare ad ascoltarti e a osservarti, a capire che cosa sta accadendo dentro mentre sei nel vivo di quella situazione.

Perché di fatto i messaggi che arrivano non sono sempre chiari razionalmente. La mente umana ha i suoi compiti, e questo non è un compito per la mente umana: è un compito per il cuore, per la parte che riesce a sentire, per quel tipo di sensi che, se vuoi, puoi chiamare sotto il grosso termine intuizione. E nessuno può raccontarti il significato: hai bisogno di capirlo tu, dentro di te, quel significato, di sentirlo.

Ecco, più spesso lo fai, più diventa semplice e più sono chiare anche le informazioni: è più facile ricondurle, ricostruirle tra di loro, vedere qualcosa di più grande, un disegno più logico, più sensato appunto, visto che stiamo parlando di senso.

E a questo punto mi riaggancio a citare fedelmente un pezzo che dice: “Che l’unità e il tutto sopravvivono sempre. Che il destino dell’umanità non attende tutti indistintamente. È solo per coloro che la accolgono senza pregiudizio. E combacia con il sistema del tutto, anche questo perché ti diamo l’opportunità di sperimentare il tragitto in entrambi i sensi, nelle due direzioni, come se ti spostassi da una parte all’altra contemporaneamente. Non in ordine sparso, in ordine causale. Con una precisa collocazione di schema interiore data dall’aspetto più recondito del tuo essere superiore che vuole questo, che ti indica la strada, la via maestra senza giudicare, senza giudizio. Indipendentemente dalle scelte che fai, dalla strada che ti permetti di seguire.”

Adesso sarebbe interessante avere dei feedback su questo tipo di esperienze. Cosa succede dentro di te quando noti una coincidenza che si ripete, o che comunque sembra proprio arrivare per caso in quel momento? Cosa fai? Ti fermi e ti concedi di guardare quello che è accaduto da un punto di vista più elevato, oppure lo scarti, diciamo, lo classifichi come appunto un caso?

E se invece per una volta provassi ad aggiungere questo anellino a una sorta di catena di causalità, che cosa succederebbe? Sarebbe così incredibile? Oppure cominceresti a vedere anche tu un disegno, uno schema, qualcosa che ha senso per te?

Questo è un podcast del Salotto animico. Condividi pure l’episodio e, per sapere quando escono le prossime puntate, iscriviti alla newsletter. Grazie di cuore.

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