Mi capita di fermarmi a osservare una pianta, per esempio, ed è una specie di immersione. Mi accorgo della sua esistenza, come se partecipassi alla sua vita da quando era un seme: da quando il terreno l’ha accolta e si è sviluppata in una pianta completa, fino alla fase in cui decide di lasciare andare le foglie, o di appassire, se è un fiore.
Oppure osservo il cielo, e mi rendo conto che sono fisicamente una parte di questo pianeta che sta osservando senza vedere tutto. Dove i miei occhi non possono arrivare mi porta la sensibilità. Oltre quello che sente il tatto, oltre quello che il mio udito riesce ad ascoltare, viaggio sulle onde di parole e racconti che arrivano da chissà dove.
E a te capita? Con una pianta nel bosco o sul balcone, con il cielo di una sera qualunque.
È una sensazione un po’ strana, e faccio fatica a raccontarla anche alle persone che mi conoscono da sempre.
Però c’è una porta che usiamo tutti, ogni giorno, anche senza accorgercene: le emozioni. Non si vedono, eppure le senti eccome.
Perché partire da un’emozione
Non passa giorno senza che mi accorga di quanto pesa un’emozione quando una persona racconta qualcosa di importante, o un ricordo che ne fa scaturire una.
Hai presente quando qualcuno ti racconta una cosa che riguarda la sua vita, non la tua, eppure iniziano a brillarti gli occhi e a batterti forte il cuore, come se stessi vivendo qualcosa di simile? O ti commuovi e ti viene da piangere, anche se quella situazione non l’hai mai vissuta. Oppure ti scatta il nervoso: nello stomaco si crea una rigidità, ti sale un calore in faccia, come se quell’ingiustizia la stessi subendo tu, e non riesci a fare a meno di reagire, di dire qualcosa.
Si parte dalle emozioni. Quando un’emozione è molto alta o molto bassa, sulla scala del piacere e del dispiacere, vuol dire che lì dietro c’è un messaggio. E spesso, almeno io l’ho verificato su di me, quel messaggio te lo manda una parte di te che non sempre vedi. È la tua essenza che ti parla, la tua anima che si fa sentire in questo modo. Ed è anche la tua guida interiore.
Un’emozione è il segnale di un’informazione importante nascosta in te. È un’occasione magnifica per scoprire quanto è preziosa, perché ti permette di dare valore alla tua esistenza e di sviluppare capacità che nemmeno sai di avere. Lo stesso vale per un ricordo che, anni dopo, riaccende ancora la stessa emozione.
Certo, se continua a bussare e non la ascolti, quell’emozione insiste, diventa più forte e si fa sentire anche in altri angoli della tua vita. Per questo vale la pena dedicarle alcune delle cose più preziose che hai: l’attenzione e l’ascolto.
Parole che arrivano proprio per te
E spesso si parte proprio da qui, da quel picco di emozione che chiede la tua attenzione. Trovare una soluzione all’emozione non è il tuo compito, e per fortuna, mi verrebbe da dire: perderesti la bussola che ti dà la direzione. Le strade per seguirla sono tante, e una lettura è una di queste: si crea una specie di sintonia, ti sintonizzi con le parole che arrivano proprio per te.
Com’è sentirti raccontare da parole che parlano proprio di te? È come sentire che vai bene così come sei perché quei messaggi arrivano a te. Messaggi che chiariscono, che ti autorizzano, che ti fanno capire che in te non c’è niente di sbagliato. Il solo fatto di darti ascolto ti sta già aprendo una strada.
È come se, appena fai la tua domanda, si accendesse la luce nella stanza giusta e la porta si aprisse. Tu non devi fare altro che raggiungerla. Certo, raggiungerla sta sempre a te.

Parlare la stessa lingua
Per proseguire in questo viaggio ci sono tante possibilità, e secondo me non ce n’è una sola perfetta: spesso è una combinazione.
Come capire se una fa per te? Probabilmente fai come me: cerchi informazioni, ascolti i pareri delle persone, guardi quello che pubblica chi se ne occupa. La parte più importante però è come lo racconta, come parla quella persona, come te lo comunica. Una formula esatta non c’è: la sintonia giusta passa per vie difficili da spiegare, poco mentali e molto più sottili.
Può succedere che la stessa frase, detta perfino nello stesso modo, ti suoni falsa in bocca a qualcuno e cucita su di te detta da qualcun altro. È una questione di parlare la stessa lingua. È chi parla a chiamarti: non riesci a fare a meno di ascoltare quella persona, di leggere quello che scrive, di guardare le sue immagini e i suoi video. A volte non serve nemmeno che parli. Già il modo in cui ti fa sentire apre il dialogo giusto con la persona giusta.
Alcune cose le do per scontate: affidarti a qualcuno che non ti tratti male, che non approfitti di te, che abbia delicatezza per quello che porti.
E c’è anche un altro aspetto importante a cui tengo molto: non devi tornare da me per avere quello che è già tuo. Mi impegno a farti avere tutto quello che arriva perché è tuo.
Una foto ritrovata in un cassetto
C’è un altro punto in comune, molto intimo, che mi raccontano le persone che hanno già fatto una lettura. Quando rileggi la trascrizione o gli appunti che hai preso, giorni dopo o anche molto più avanti, è come se riuscissi a vedere l’arazzo che si è definito, filo per filo, e ti riconosci in quello che è successo dopo la lettura.
E provi una specie di tenerezza. Somiglia a quella che senti ripensando ai tuoi primi anni, o alla tua giovinezza, prima che certe parti della vita ti toccassero. Magari ritrovi una tua fotografia, una lettera, due righe sul diario di scuola. Le prendi da un cassetto, le tieni in mano con tanta delicatezza e provi tenerezza per chi sei oggi, strada facendo. Rivedi un po’ il tuo film, il tuo racconto, che è unico. E gli vuoi bene.
Può essere successo qualcosa di difficile, o di bello, qualunque cosa sia capitata: senti amore, e quel volere bene è molto vicino all’accoglienza, all’abbracciare un vissuto che ormai è lì, che è stato. Adesso hai la maturità per rivederlo con gli occhi dell’anima, perché l’hai fatto tuo.
Se per ora non te la senti di prenotare
Ci sono decisioni che restano sul comodino per un po’, come il libro che aspetta la sera giusta. Prenotare una lettura può essere una di queste, e va bene così.
Quelle che faccio per me stessa le annoto in un diario: ogni volta che lo riprendo in mano ci ritrovo qualcosa che non avevo ancora riconosciuto. Un incontro con i registri può restare unico, per una situazione precisa: un’emozione forte che continua a tornare, qualcosa che non riesci a spiegarti, come ti raccontavo prima. Oppure può accompagnarti a tappe, se stai attraversando un cambiamento e ogni tanto senti il bisogno di fermarti a fare il punto.
Ho creato il salotto proprio per questo, perché ho davvero tantissimo da condividere, e cerco di farlo nel modo più genuino possibile, in linea con la mia anima.
Quello che arriva dai registri lo ritrovi ovunque: negli articoli del Taccuino, negli episodi del podcast, nelle lettere della newsletter. Sono modi per abitare il salotto con calma, ognuno con il suo momento, e per tornare alla tua anima ogni volta che ne hai voglia, perfino in una vita piena di impegni. In macchina, mentre cucini, a passeggio con le cuffie.
Se un giorno vorrai, ai registri akashici ho dedicato una pagina tutta loro. Nel frattempo le storie continueranno ad arrivare, sempre di più. Del resto si tratta di una vita, e di tante vite che si incrociano e fanno emergere punti di vista unici. C’è materia da qui all’eternità.
Per te:
- Cos’è successo l’ultima volta che hai dato ascolto a quel qualcosa in più di te, oltre la realtà materiale?
- Come ti senti quando il mondo sembra lontano da chi sei? E quando stai con altre persone in una sintonia quasi inspiegabile, come se quel momento fosse fatto per voi?
- Ti ricordi come hai scelto la tua casa, il tuo ruolo, il tuo lavoro? E se certe scelte chiedessero di cambiare, perché nel frattempo hai messo da parte strati di esperienza?